Gambero Rosso – L’oro di Loriana

 

L’Oro della Terra è donna.

Non è una affermazione sessista, è che l’olio del frantoio Eusebi-Abbruzzetti di Monterubbiano, tra Ascoli Piceno e il mare, ha tra i suoi ingredienti quella curiosità, quello spessore, quel leggero tocco di malizia e di rotondità che forse solo una donna può saper ben dosare. Sta di fatto che da qualche anno è Loriana Abbruzzetti, giovane frantoiana, ad aver preso in mano le redini del lavoro quotidiano di molitura e di ricerca delle olive migliori. In una parola, il lavoro che porta alla “costruzione” di un olio – “L’oro della Terra”, appunto – di alta qualità, che sa tirare fuori il meglio della produzione del territorio.

E’ Loriana, insieme al fratello Silvio, che intorno alla fine degli anni ’80 prende in mano l’attività fino ad allora tirata avanti dalla mamma, Maria Eusebi che da ancora il nome al frantoio.

Erano anni di grande crisi (forse uno tra i momenti peggiori, anche sul piano dei valori) dell’agricoltura italiana, specialmente per i piccoli produttori, per i piccoli artigiani: tante spese, poca possibilità di investimento in nuove tecnologie, invecchiamento fisico dei titolari e senso di solitudine. Tirare avanti quel frantoio era diventata un’impresa disperata per la signora Eusebi. Il papà, poi, aveva già deciso: quel frantoio non andava più, non aveva senso. Così l’impianto di Monterubbiano, con la sua vista sul mare e le cime innevate del Vettore alle spalle, si stava avviando al pensionamento, Con grande dolore, però di Demetrio, lo zio paterno di Loriana e Silvio, “inventore”, realizzatore e adattatore della gran parte dei macchinari in ferro e acciaio che lavoravano (e lavorano tuttora) nel frantoio. Lui, “genio” creativo e silenzioso della famiglia, stava in un angolo e sperava in cuor suo, che quelle macchine non si fermassero.

Così una quindicina di anni fa, quasi per gioco, Loriana e suo fratello, che di olio non si erano mai e poi mai occupati, sentirono “minacciata” un pezzo della loro adolescenza. “Lì giocavamo da bambini, siamo cresciuti con l’odore delle olive appena macinate, ci nascondevamo in mezzo ai sacchi…era la nostra infanzia e la nostra adolescenza. Fino ad allora non ci eravamo neanche resi conto di quanto fosse importante: quando ci dissero che avrebbero smantellato tutto, allora ci è scattata una molla in testa. Così è iniziata quest’avventura – racconta Loriana – all’inizio ci siamo impegnati ad aiutare la mamma nel lavoro. In realtà lei non è più entrata nel frantoio: io e mio fratello da un giorno all’altro ci siamo ritrovati a fare i frantoiani”.

Fare i frantoiani significa saper scegliere le olive giuste, significa “educare” i clienti del frantoio a curare le olive per non rovinare tutta la produzione, significa organizzare il lavoro in modo tale che chi deve molire non aspetti troppo tempo dal momento della raccolta, significa passare ventiquattr’ore su ventiquattro tra macine e presse e separatori, per un paio di mesi all’anno: occhio alle macchine e orecchio attaccato al telefono, sempre. E poi tutto il resto: rapporti coi produttori di olive, cura del mercato e vendita del prodotto, manutenzione delle macchine innovazioni…Insomma, significa aver cura di tutto l’universo che ruota intorno al momento delle olive. Significa sapere riconoscere la giusta invaiatura delle olive e anche conoscere le ultime tecnologie disponibili; conoscere i “trucchi” e cercare di esser più fedeli alla filosofia del prodotto di qualità che a quella delle proprie tasche. In questo l’esser donna probabilmente aiuta molto Loriana: la sua curiosità a trecentosessanta gradi la porta ad “impicciarsi” di tutto, a osservare tutto con grande attenzione e a chiedere tutto. Non si vergogna di non sapere, non ha timore di figuracce. Magari un suo collega uomo dovrebbe dimostrare di esser bravo e sicuro. Lei non ha di queste paure; questa è anche la sua forza e l’umanità del suo lavoro.

(…continua nell’articolo riportato in testa)

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